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TAGLIACOZZO

JO CAFONE E FONTAMARA

Jo cafone manco 'na parola sa legge

Isso s'emparato a scrive solo jo nome se';

Jo cafone è semplice e d'animo bono

Isso giustizia e verità va a cercà

Ma jo bastone deglio 'mpresario tocca ascoltà



No jorno con glio stennardo de' S. Rocco in mano

I cafoni deglio paese s'avviarono abballe Avezzano,

Fucino dovea esse spartito per da le terre a chi le lavora

e levalle agli riccuni che la tenno senza 'mportanza

come dicea sempre vio porellaccio de Don Circostanza.



Ma ascisi in piazza, non solo le terre se so visti levà,

ma anche l'acqua che a Fontamara doveano dà

ajo Capoluogo dell'Aquila la finirono de reggirà.

Issi ormai non sanno più che fa

E no lavuro per forza adanno trovà.



Allora a Roma pe disperazione i tocca i

Ma glio novo governo atre leggi ha fatto comparì.

Così costritti de reì a Fontamara

Na stupida guerra li stà aspettà

E allora daglio paese per sempre adanno scappà.

IL PRESEPE DI ALTO LA TERRA

Un presepe è solo un presepe per molti, una rappresentazione datata, che sa di buonismo  più che altro destinata a rallegrare i bambini.

Un presepe ha un grande valore per il cattolicesimo, perchè viene spesso ambientato in luoghi e tempi così distanti dal dato storico in cui la venuta di Gesù è realmente avvenuta, cercheremo di capire chi sono i personaggi che animano il presepe e perchè proprio quelli e non altri, che valore hanno i re magi, che attualità può rappresentare oggi il presepe.

Molte domande? si ma ad esse per fortuna corrispondono altrettante risposte.

 

 

 

IL VALORE DEL PRESEPE PER I CATTOLICI

 

La nascita è uno dei momenti più belli per un essere umano, testimonia la concretizzazione del frutto di un amore, è un dono immenso che va festeggiato, così come accade in tutte le famiglie anche nella comunità cattolica.

Dio ci ha fatto dono di suo figlio, la natività  è il segno del grande amore che lega Dio a noi uomini, Dio ha scelto un uomo ed una donna che hanno accettato con fede ciò che stava accadendo, quanto predetto dall’angelo al momento dell’annunciazione.

Hanno dimostrato con questo primo grande atto di umiltà che rispettavano il volere di Dio.

 

 

 

L’AMBIENTAZIONE

 

L’uomo ha voluto rendere attuale un mistero.

Dal primo presepe di Greccio sino ai giorni nostri ha sempre rappresentato la natività come se stesse accadendo in quel momento, quegli attimi di attesa non parlano del passato ma del presente e del futuro, così come ogni nascita parla di questo.

Attualizzare il tempo significa rinnovare il senso di ciò che accade, rinnovare il senso dell’attesa, partecipare ad un evento sempre uguale e mai simile.

Ecco perchè il presepe ha mille volti e mille storie di chi lo allestisce, la centralità è però una sola: Gesù unico salvatore dell’uomo.

 

 

 

I PERSONAGGI 

I personaggi cui si presta maggiore attenzione sono i componenti il gruppo della cosidetta natività: Maria,  Giuspeppe, Gesù.

In realtà nel presepe sono presenti diversi personaggi che hanno una precisa funzione ed il cui ruolo rafforza considerevolmente il senso della loro presenza e del presepe in assoluto:

gli zampognari sono portatori di gioia  oltre che di umiltà e povertà

i pastori e contadini sono coloro che portano semplicità e lealtà

la lavandaia simboleggia la purezza di cuore di chi cerca Dio

il panettiere e panettiera sono simbolo di vita che gesù dona a chi lo cerca

gli ambulanti indicano la relazione tra il mondo spirituale e quello delle attività lavorative e degli impegni sociali

i re magi oltre a simboleggiare le tre età dell’uomo indicano le razze umane allora conosciute ed i loro doni sono doni da re simboli di fede nel figlio di Dio: Gesù.

 

 

 

IL PRESEPE DEL SOCCORSO “in su la tera”

 

La Chiesa di Santa Maria del Soccorso ha una rilevanza storica di portata importantissima, e la sua è una storia che ci riconduce ad epoche e modi di vita lontani eppure ancora presenti.

Come è stata nei tempi la vita intorno al Soccorso?

Cosa rappresentava quella porta che rimaneva chiusa la notte a custodia del paese di Tagliacozzo, lasciando a sua guardia  la chiesa nella sua semplicità e severità?

Intorno ad essa si sono raccolte dapprima stalle e fienili, poi divenute case, in esse sono nate  e cresciute persone che si riconoscono ancora come “gente del soccorso”.

Il soccorso è il tema che collega le poche famiglie che ancora abitano tutto l’anno quella parte di Tagliacozzo, che non ha più porte fisiche  ma bensì porte mentali che isolano progressivamente ciò che non è fruibile con facilità, la casa su un solo piano senza più scale, l’auto davanti casa per non dover più camminare.

 

Ma la “gente del soccorso” è gente di idee sane,solide, persone convinte che vivere al fianco della storia sia importante, che sia importante consegnare a Maria del Soccorso le proprie gioie e le proprie pene, sapendo che esse saranno condivise con amore.

E' con amore che è stato ideato, creato e allestito il presepe del Soccorso, con le mani dolci delle donne che hanno tagliato, cucito e preparato gli abiti per i personaggi della rappresentazione, con l’arte di chi ha plasmato i volti di coloro che sono i protagonisti,  con i pennelli delicati con cui sono stati dipinti le riproduzioni delle case e  del fontanile del soccorso.


Anna, Paola, Marisa, Marcella hanno prodotto abiti e fondali, Monia D’alessandro ha messo la sua arte nel plasmare i bellissimi volti, don Aldo ha capito ciò che stava accadendo e ha dato la sua benedizione.

 

 

A tutti un grazie per avere compreso e condiviso, partecipato e vissuto questo momento che racconta il passato con l’obiettivo futuro di far vivere sempre e per sempre la chiesa e la gente del Soccorso come comunità, partendo da una comunità più grande la comunità di “in su la tera”.

 

TAGLIACOZZO: IN SCENA IL TEATRO DIALETTALE

Tra tradizione, risate e beneficenza

 

 



 

La Marsica, terra di tradizioni e dialetti “quasi” dimenticati, da qualche anno vive un ritorno al passato grazie al coraggio di chi crede che di ciò non vada persa la memoria, anzi! È stato questo coraggio che ha portato nel tempo alla costituzione di diverse compagnie teatrali dialettali tra le quali la compagnia “Zi Peppe” di Scurcola Marsicana,”Esse quisse” di Magliano dei Marsi, “Je furne de Zefferine” di Avezzano e “Il fiore” di Gioia dei Marsi. Questo coraggio non è mancato neanche a quanti hanno creduto che anche Tagliacozzo con le sue tradizioni, storie e dialetto potesse essere rappresentato da una compagnia teatrale. Nasce così in seno all’associazione ricreativa, culturale “Don Gaetano Tantalo” il gruppo teatrale amatoriale “For de Porta”. Fino ad oggi  ben sette sono state le commedie rappresentate nel suggestivo teatro “Talia” : “Fattaregli paesani” del 2003, “Ognuno te jo destino si” del 2004, “Scicujuni e confessiuni” del 2005, “Ogni sarmo fenisce ‘ngloria” del 2006, “Se che t’ha successo alla casa e Peppe” del 2007, “C’era una volta Villa Bella” del 2008 e ”Puri no sorte jommaro se scepà” del 2009. Diverse le sceneggiature ma un unico filo conduttore: raccontare Tagliacozzo con i suoi personaggi “storici”, con le sue vicende e con il suo patrimonio culturale in maniera ironica. Con lo stupore di tutti ogni commedia portata in scena ha registrato il tutto esaurito, merito questo di chi opera dietro le quinte curando sceneggiatura, scenografia, luci e suoni e di quegli straordinari attori ed attrici che, pur non avendo frequentato nessuna scuola di recitazione, hanno dimostrato di avere una grande capacità di interpretazione e soprattutto la capacità di far ridere il pubblico.
Diverse inoltre le opere di beneficenza che il gruppo teatrale “For de Porta”  ha realizzato in questi anni grazie ai ricavati derivanti dalla vendita dei biglietti degli spettacoli. Quanto raccolto, infatti, è stato destinato per l’adozione a distanza di un bambino, per la costruzione di un pozzo in Burkina Faso e per l’acquisto di sedie a rotelle per i bambini vittime della guerra. Un merito particolare va loro conferito per non aver dimenticato neanche chi, pur essendo di Tagliacozzo, aveva bisogno di sentire vicino qualcuno.Per quest’anno si spera in un ritorno in scena per una nuova commedia con la quale sicuramente il gruppo “For de Porta” sarà in grado di far fare un nuovo viaggio nella tradizione al pubblico tra tante risate.                                                                                                                                                                                                              

 

 Silvia Poggiogalle

 - HEAT FACTORY

TALEACOTIUM

DUCATUS AMPLISSIMUS

CAPUT MARSORUM

 

   “...Il cittadino che non conosce i fatti,almeno più importanti,del luogo ove 

trasse i natali, a  buon diritto può chiamarsi forestiero

                            nella propria casa, perchè ignora...”

                                                                                                  Giuseppe Gattinara

 

PASSEGGIATA  PER 'NZULATERA

'Nzullatera, così denominata dialettalmente, è la parte  in alto del paese posta  fra due sommità: La Croce e La Ciota. Zona ricca di vicoli e stradine, che  in estate si riempiono di fiori che spuntano dai balconi delle case rigorosamente antiche. E' scarsamente abitata d'inverno, mentre d'estate si anima di persone che preferiscono la tranquillità, il verde e lo scorrere lento della vita rurale contrapposta alla frenetica e rumorosa routine cittadina.

Salendo a piedi dalla piazza dell'Obelisco si inizia il percorso che porta sempre più in alto, appunto in 'Nzullatera dove è possibile incontrare e scambiare quattro chiacchiere con la gente del posto che abita ancora quassù (tra cui me!!!).

Il percorso non è molto faticoso..dopo esser passati davanti alla chiesa di S. Francesco con annesso chiostro, al teatro Talia, alla chiesa di S.S. Cosma e Damiano con annesso convento delle monache, sulla destra a ridosso del Palazzo Ducale si vede una stradina  lastricata di sampietrini con numerosi scalini è via Romana, da qui inizia la passeggiata verso 'Nzullatera.

Piano piano e forniti di una bottiglia d'acqua ci si ritrova su via Valeria, dove sorge la chiesa di S. Pietro..se il nostro sguardo, avendo tale chiesa difronte, volge a destra possiamo vedere j'Architto de For de Porta (Porta Valeria) mentre continuando il nostro percorso verso sinistra, quindi verso l'alto, si può arrivare a j'Architto dejo Soccurso (Porta Romana) , parte terminale del paese. Qui finisce  via Romana e  comincia via Fuori Porta del Soccorso oltre la quale ci si immette su via Cappadocia (strada asfaltata).

Via Valeria è il corso principale, che congiunge le due Porte sopra citate, dalla quale nascono vicoli, strettoie, porticati, sentieri che conducono in zone boscose, anfratti,prati.

Lungo questo percorso si possono vedere diverse chiese: S. Pietro (già menzionata), S. Antonio,     S. Egidio, S. Nicola, S. Maria del Soccorso, Il Calvario.

 


PARROCCHIE

S. Pietro

E' quella che ci troviamo di fronte appena ci immettiamo su Via Valeria uscendo da Via Romana.La costruzione e la forma  di questa chiesa fanno pensare che sia stata edificata in epoca molto remota, anche se in un pilastro dell'altare si legge CD e in un altro la cifra 1636, probabilmente indicano i successivi restauri praticati dai feudatari Colonna, tanto che nel mezzo dell'arco della volta stessa si osserva lo stemma della casa menzionata.


S. Egidio

E' situata poco prima di Porta Romana, in un vicolo tributario a Via Valeria. Venne impiantata dagli abitanti dell'antica Vericulae (l'attuale Verrecchie).. Con l'andar degli anni molti di questi si stabilirono qui e tale chiesa venne poi aggregata all'arcipretura di Santa Cecilia, sita nello spianato del Castello con le rendite inerenti.


S.Nicola

E' posta in un vicolo secondario di via Valeria, tanto che la strada che portra ad  essa ha lo stesso nome( via S. Nicola). Trova la sua origine dagli abitanti di S. Nicola Populano che saccheggiati dai Goti, Longobardi, Saraceni si riunirono in questo centro per tenere a bada le continue invasioni dei barbari. L'epoca di edificazione è ignota ma sappiamo che è compresa nella bolla di Clemente VIII emanata nel 1187.


CHIESE FILIANE

S. Antonio Abate

E' poco distante dalla chiesa di S. Nicola, in un vicolo non lastricato di sanpietrini,ma con  erba e ciottoli. La forma della chiesa, il millesimo MCCCC  inciso sull'architrave della porta e uno scudo sopra di essa dove sotto una croce cavalleresca c'è scritto “ SACELLVN ORDINI COSTANTINIANO IMMEDIATE SVBJECTUM.”ci fa capire che ha origini antiche. E' retta da una congrega laica, le cui regole vennero approvate nel 1792. Era fornita di un ospedale per dar ricovero ai forestieri, o a chi passando per andare o per tornare  da Roma cadesse malato. Era dotata di venti letti e di quanto potesse servire, ma l'incuria di talune amministrazioni ne hanno decretato la fine disperdendone beni e fondi. Sono aggregate ad essa la chiesa del Soccorso, il Calvario e l'Immaginetta.


CHIESE RURALI

Santissima Maria del Soccorso

Si trova alla fine del paese, subito dopo Porta Romana. La strada sulla quale sorge è infatti intitolata ad essa (via Fuori Porta del Soccorso),è quindi collocata fuori la cinta muraria che un tempo circoscriveva la città. La tradizione vuole che venisse edificata da Carlo D'Angiò, il quale avvistate dalla piana di Cappelle, le truppe di Corradino di Svevia che da Roma venivano ad affrontarlo, implorasse il soccorso di Maria, e le dedicasse un tempio qualora uscisse vittorioso dalla battaglia. Difatti lo fu e non mancò alla promessa. Ma l'epoca incisa sull'architrave della porta (1495) e la scritta sul cornicione sulle quattro colonne dell'atrio (1542) “SANTA MARIA DE LO SOCCORSO ORA PRP NOBIS.  A. D. M.54Z.  A DI XXIII AGVSTO.”sono posteriori di circa tre secoli dall'avvenimento della guerra. E' quindi da ritenersi che la chiesa è stata eretta da Carlo D'Angiò ma che successivamente i fedeli l'avessero prolungata in avanti come comprovano i muri esterni dove si scorgono le aggiunte di un altro fabbricato.

Nell' altare centrale è dipinta l'effige di Maria. La mattina del 15 Agosto di ogni anno parte una processione che dalla chiesa di S. Francesco arriva qui dove si svolge la funzione religiosa, portando un quadro antico in legno che rappresenta l'Assunzione della Vergine Maria in cielo con sotto lo stemma di Tagliacozzo e posteriormente il Divin Salvatore con l'emblema dei Colonnesi. Dopo la processione ridiscende verso nella hiesa di S.S. Cosma e Damiano ove rimane esposta alla pubblica venerazione fino ai vespri dell' 08  settembre, giorno in cui si restituisce alla chiesa di S. Francesco. Non si conosce l'epoca di tale antichissima tradizione.


Il Calvario

Non scorgere tale chiesa è impossibile, infatti domina il monte Calvario. E' situata sopra la collina che si erige su via Cappadocia. Vi si arriva esclusivamente a piedi percorrendo la Via Crucis.
Questa chiesetta venne edificata da Angelo Santariga, un eremita del santuario dell'Oriente in onore della Passione di Nostro Signore nel 1709. A poco a poco con le offerte dei fedeli vennero aggiunte quattro camerette, il campanile, la sagrestia, l'orto e la cisterna. Sempre i fedeli mossi da notevole spirito cristiano e dalle arringhe di San Leonardo da Porto Maurizio dei minori scalzi, edificarono le quattordici stazioni  che dal Soccorso portano al Calvario che ricordano la Passione. Egli stesso volle condurre una croce sulle spalle, poi piantata sopra la chiesuola. Nel 1741 l'allora vescovo consacrò la chiesa. Allo stato attuale è sconsacrata, non vi si celebra più messa.
Le chiese di S. Pietro e del Calvario il Venerdì Santo sono protagoniste di una solenne processione.
Alle 14.30 si recita il Passio nella piccola chiesa di S. Pietro e poi da qui parte la processione con le statue di Cristo di morto e la Madonna Addolorata accompagnate dal Complesso bandistico “Città di Tagliacozzo”, dalle confraternite di S. Antonio e S. Maria del Soccorso, e dalla popolazione. Si arriva, percorrendo via Valeria, alla chiesa del Calvario, all'inizio di esso  attraverso le raffigurazioni delle quattordici stazioni si rievoca  la Passione di Cristo. Alla fine, dalla piccola scalinata costeggiata da un muretto in pietra, il parroco invita i presenti alla riflessione sui momenti vissuti duranti il percorso, una serie di colpi scuri concludono il rito e pia piano si riscende verso la chiesa di S. Pietro.
Su un lato della chiesetta sono ancora visibili tre crocefissi in legno, usati un tempo per rievocare  la morte di Cristo con i due ladroni ad opera di un'associazione locale che ora non c'è più.

                                                                                                          

 

 

                                                                                                              Fabiana Croce

 

 

      “Ogni nome nò posto;

 

                 Ogni posto n'evento;

 

                          Ogni evento nò ricordo!”                                                                                                  

Fernando Cervellieri                                                     

 

 

Riferimenti bibliografici.

 

“Storia di Tagliacozzo dalle origini ai giorni nostri con brevi cenni sulla regione marsicana.”

  AUTORE: il sacerdote Giuseppe Gattinara 1984.

 

“Tagliacozzo Bella”

  AUTORE: Fernando Cervellieri.



LA  CROCE: è un crocefisso in ferro posto da alcuni missionari sulla sommità del monte Aurunzo, che nelle ore notturne viene illuminato da energia artificiale, sembra quasi messo a protezione del paese.
LA  CIOTA:  denominazione dialettale di Civita sulla quale si possono scorgere i ruderi del castello.
PIAZZA OBELISCO: piazza principale del paese di notevole bellezza, uno dei più bei borghi d'Italia.
CHIESA S. FRANCESCO,TEATRO TALIA, CHIESA S.S. COSMA E DAMIANO: per ulteriori info consultare il libro “Storia di Tagliacozzo” di Giuseppe Gattinara.
MONASTERO: vi sono le monache benedettine, che custodiscono l'effige del Volto Santo, e preparano ottimi dolci tipici dalle ricette "misteriose".
PALAZZO DUCALE:  grandioso edificio prima dimora degli Orsini e poi dei Colonna nonché di Ladislao Durazzo pretendente al trono di Napoli. Consultate il libro “Storia di Tagliacozzo “ di G. Gttinara.
PORTA VALERIA / PORTA ROMANA: nell'epoca in cui Tagliacozzo era cinto di mura, non vi si poteva accedere che per cinque porte le quali si chiudevano la notte.Ora non ci sono più, rimangono solo le arcate delle stesse e le cerniere alle quali erano agganciate. (Le altre porte sono: Porta da Piedi che permette l'entrata in piazza Obelisco, Porta Corazza quella nei pressi del fiume Imele, Porta Pulcina o di San Rocco presso il Palazzo Ducale).
IMMAGINETTA: piccola chiesa posta al bivio della strada che porta a Marsia o Alto la Terra direzione Cappadocia.

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